Reviews



dal programma del Festival Along came jazz


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Enzo Pavoni - Jazz It (magazine n.64) www.jazzit.it


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Bruce Lee Gallanter (Downtown Music Gallery) review here and here

Oprachina is an Italian quartet featuring Massimo Bognetti on acoustic & electric guitar, Errico De Fabritiis on tenor sax, Fabio Fochesato on double bass and Adriano Galinari on drums. There has been a deluge of releases (jazz & experimental) from a dozen newer Italian labels over the past few years. The UK-based Slam label has also been presenting a number of discs by creative Italian musicians as well. OpraChina is yet another new band with no names I previously recognize. The opening track, "Speria" is laid back and pretty but not indicative of things to come. Saxist Errico composed three of the eleven tracks here, the rest were written by their guitarist Massimo. Errico's "Le Cose Non Sempre..." is a powerful jazz/rock piece with tight , intricate twists & turns. Bassist Fabio plays furiously while the tenor sax & guitar wail together. "Fat Fast" is electric jazz at its best with an impressive fast & fully articulated solo from their guitarist and smokin' tenor solo as well. I dig the "Sixa" shifts between slow, sly sections, short stops and tight guitar & sax harmonized lines, all going back& forth. Although a few of these pieces are laid back, the splendid, crafty playing from all four musicians remains inspired throughout. The next to last song is a sublime ballad duo for soft guitar and fretless bass. This disc would be a hit on WBGO if only they gave it a chance. Perhaps a bit too restrained in part for most of what we sell here but mostly superb nonetheless.


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Alfonso Tregua - La Luna di Alfonso

Ideale compendio di suggestioni canterburyiane, lezioni hard-bop e forme libere, il nuovo disco di Oprachina vede la luce per i tipi della Slam, prestigiosa etichetta inglese che annovera nelle proprie produzioni artisti del calibro di Paul Dunmall, Tony Hymas, Charles Hayward, Lol Coxhill….. Si aprono le danze con il rilassato andamento di Spezia, ben punteggiato dalle linee del basso di Fabio Fochesato e dalle folate del sax di De Fabritiis, e si prosegue con grande varietà espressiva fra andamenti sghembi e sincopati (Le cose non sempre….,  Sixa 35,  Lat), talora aperti a sviluppi free condotti con grande misura, altrove risolti con maggiore adesione ad una scrittura più definita, ma sempre fluida e libera da pattern. Non mancano piacevolissimi sapori di ballad : in Nuova Oprachina,  ancora il tenorista in grande spolvero, autore di un solo svolto con grande coerenza armonica e tematica. Intima e sommessa Maria J., delicato dialogo fra le 4 e le 6 corde. Ad ampliare lo spettro sonoro conferendo ulteriori suggestioni, echi di camerismo contemporaneo in Grigioscuro. Le molteplici influenze sono comunque amalgamate in un percorso coerente dal lavoro quasi “registico” di Massimo Bognetti, chitarrista, leader e autore della maggior parte dei brani. Un lavoro caratterizzato quindi da una notevole maturità stilistica, denso e significativo ma mai sterilmente cerebrale, assolutamente godibile all’ascolto. Logica e naturale evoluzione del già validissimo “The jazz Farm”, pubblicato nel 2007 con licenza CC e premiato dal pubblico del Web con oltre 200.000 dowloads.


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Gerlando Gatto - a Proposito di Jazz

"Oprachina" – spiegano i musicisti – è un neologismo adoperato per indicare l'alienazione di molta parte del lavoro odierno. Ad interpretare questo particolare aspetto della moderna realtà, un quartetto composto da Massimo Bognetti alle chitarre, Errico De Fabritiis ai sax, Fabio Fochesato alla chitarra basso, contrabbasso nonché responsabile di buona parte degli arrangiamenti, Adriano Galinari alla batteria e percussioni. Il gruppo è sorto nel 1999 nella rassegna "Along Came Jazz. La ricerca in Italia" organizzata a Tivoli e Roma e il primo lavoro – "The Jazz Farm" – data del 2007 e si è imposto come l'album italiano in Creative Commons più scaricato venendo, proprio per questo, premiato al Midem di Cannes nel 2009. Anche in questo secondo album, il quartetto si basa su un repertorio "originale" essendo tutti i brani composti da Bognetti (otto) o De Fabritiis (tre). Come la maggior parte dei gruppi di ricerca attuali, anche la musica di "OpraChina" oscilla tra scrittura ed improvvisazione, alla ricerca di un equilibrio spesso raggiunto. Così l'album si apre con "Spezia" un brano di Bognetti dalla bella linea melodica in cui sicuramente prevale la scrittura che da modo a tutti i musicisti di mettersi in buona evidenza. Il successivo "Le cose non sempre vanno come si suppone debbano andare" di De Fabritiis vira decisamente verso un andamento meno strutturato con il sassofonista impegnato in una buona improvvisazione dal sapore "free". E a questo punto l'album ha già mostrato la sua precisa fisionomia che si manterrà interessante fino alla fine.


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Federico Borzelli - I piu' scaricati, gratuitamente, dalla rete

Nell'era della musica liquida contano i download, i contatti sul sito e gli "amici" sulla pagina del social network di turno. Tutto tranne i dischi venduti anche perche' spesso e volentieri neanche vengono stampati e allora il quartetto romano che si fa chiamare Oprachina puo' vantare 70.000 download di "The Jazz Farm". Il primo album e' stato scaricato, gratuitamente, da un sacco di gente e questo inorgoglisce il gruppo, formato da Massimo Bognetti, chitarrista; Errico De Fabritiis, sassofonista; Fabio Fochesato, bassista e dal batterista Adriano Galinari, che puo' vantare il record italiano, di sempre, di dischi salvati sul pc. Il secondo lavoro, omonimo, prosegue sulla stessa formula, ovvero jazz suonato con passione e cognizione di causa. Liberi di scrivere e interpretare la loro musica, gli Oprachina, suonano per il piacere di farlo e questa serenita' d'animo si apprezza fin dal primo ascolto. Le 11 tracce si susseguono, eleganti e precise, e per contribuire alla causa non resta che andarli a sentire dal vivo e pagare, almeno, il biglietto.


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Andrea Valiante - Roma in Jazz

In “Opra China”, secondo lavoro discografico dell’omonima band romana composta da Massimo Bognetti (chitarre), Errico De Fabritiis (sassofoni), Fabio Fochesato (basso elettrico,contrabbasso) e Adriano Galinari alla batteria, si osservano coloriture molto profonde e tornite, intelligentemente assemblate ed espresse nell’interplay attraverso undici composizioni tutte originali.  Il primo album della band, “The Jazz Farm” (2007) pubblicato sotto licenza creative commons, è risultato essere un lavoro molto apprezzato dal pubblico (è ancora oggi l'album italiano più scaricato dalla rete con oltre 250000 tra downloads gratuiti e licenze) e nell’ambiente discografico come in quello cinematografico, tanto da convincere le registe Crystal A. Griffith ed Helen T. Quan (la Griffith è uno dei nomi più apprezzati nel panorama documentaristico americano) a sceglierne due brani per la colonna sonora del film/documento “Mountains That Take Wing”. L’afflato che con maggiore evidenza si assimila tra le note pentagrammate dalla band è la tendenza degli strumentisti a suonare con scioltezza, passione ed una buona capacità esecutiva, senza alcuna inibizione, pressione o frenesia contrattuale ma trascinati dalla voglia di dar sfogo alle proprie esigenze interiori. Da qui viene a definirsi il tentativo, ambizione piuttosto diffusa tra le nuove formazioni ancorate a tendenze classiche, di descrivere ambientazioni di tipo hard bop, free e fusion , esprimendo linguaggi che riescano a rispecchiare, nei paesaggi sonori espressi, una concezioni del tutto nuova ed intuitiva, volendo andare oltre i succitati movimenti. Di particolare evidenza appare dunque il lavoro di ricerca creativa svolto all'interno delle armonie e dell'orchestrazione degli strumenti, con il quale l’ensemble riesce efficacemente ad imprimere al conseguente melange espressivo coloriture innovative pregne di un sano mood viscerale. Ed in gran parte vi riescono: temi e trame lessicali fresche, fluenti, dinamiche, eleganti ci consegnano spesso momenti sonori inusitati e di buon livello artistico esteticamente molto apprezzabili.  Nella quasi totalità della registrazione dominano propensioni ad un jazz vibrante e molto dinamico, espresso in maniera particolarmente originale nei brani “Le Cose Non Sempre Vanno Come Devono Andare” (come bene trasmette il titolo, sinuosa ed intelligente esecuzione tra fusion e free jazz) e “Fat Fast”, un hard bop che si dipana su di un mood rapido, scorrevole, scuro ed agrodolce. Diverse ispirazioni si respirano nel brano “Spezia”, una ballad molto melodiosa e gradevole, impostata su di un background di accompagnamento ricco di spunti armonici considerevoli ove l'ambientazione soffusa, eufonica, evanescente disegnata dall'arpeggiare sicuro, flessibile, morbido, soffuso e clean sfumato dalla chitarra di Massimo Bognetti lascia ampi spazi espressivi al resto della band, concatenandosi con maestria ai movimenti improvvisativi descritti da Errico De Fabritiis. Quello degli Oprachina non è un lavoro qualsiasi. E’ un esperimento vero e proprio, condotto gestendo ogni elemento con meticolosità ed attenzione del particolare, sia dal punto di vista della creatività e della materia armonica che da quello del sound (la chitarra di Massimo Bognetti mantiene un suono costantemente chiaro, lucido e tornito).


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François Couture - monsieur délire

Un quatuor de jazz italien composé du guitariste Massimo Bognetti, du saxo ténor Errico de Fabritiis, du bassiste Fabio Fochesato et du batteur Adriano Galinari. Élégant et léché, avec une fibre ECM intégrée au son jazz créatif italien. “Fat Fast” bouge beaucoup, “My Waltz” rappelle presque Ben Monder dans sa langueur. Un peu “straight” à mon goût, mais très joli. An Italian jazz quartet consisting of guitarist Massimo Bognetti, tenor saxman Errico de Fabritiis, bassist Fabio Fochesato and drummer Adriano Galinari. Elegant and sleek, with an ECM vibe integrated to a more typical Italian creative jazz sound. "Fat Fast" moves well, "My Waltz" brings to mind Ben Monder's languor. A little straight for my own tastes, but very nice nonetheless.


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Fede Scoppio - MUSICAJAZZ


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Giordano Selini - Jazzitalia Notes Aprile 2011

L'armonioso infondere roccioso ed evocativo dal decisivo intensificarsi tra energia e concinnità in virtù di sansonici affondi di determinante slancio dal crescente sbrigliarsi in vigorose arcate ricche di sentimento dalla ben ponderata carica per un ficcante infittirsi determinante tra intensa concinnità ed espressiva robur che si libra in vibranti voltoni di robustosa propulsione dall'invitto e indomito intensificarsi determinante in efficaci impennate di basaltica vigoria e dalla perentoria fortitudine di Errico De Fabritiis al sax tenore precorre le cristalline stille di suggestiva e magica spigliatezza dal ben propagato raffittirsi crescente ben inalveato in continuità nell'arco di un rilucente tracciare preziosi itinerarii tra ponderatezza e malia dal progressivo raffittirsi determinato e risoluto in un diretto espandersi ora misurato, ora propulsivo che si avviva in espressi e scintillanti soniti di dinamica purezza espressiva dalle agili ricognizioni dagli azzeccati colpi di mano nel seno di un efficace delinea-infittisci-sbriglia dalla decisiva spinta motrice tra limpidezza e slancio di Massimo Bognetti on guitar, sotto l'azione del saldo infulcrare impressivo e dell'assiduo vivificare e tinnire e rimbussolare dall'involvente, densa concretezza tra propulsività e sentimento di Fabio Fochesato al basso elettrico e al contrabbasso e di Adriano Galinari alla batteria, nel cd di Oprachina. E ancor di più Galinari e Fochesato caricano intensamente il contesto sonoro per via di un robustoso, calzante vivacizzare corposo, incessante e ricco di suggestione e feeling e lancian e rilancian con efficacia e mordente i preziosi sfavllii dall'incontenibile gradualità dalla ben definita misura propulsiva focalizzata ad arte in nette, impressive avanzate con feeling a iosa dalle perspicaci sottigliezze in continuità dal fitto espandersi nitido, obrizzo, diretto vergolare dalle rilucenti euritmie ad ampliamento continuo tra inesauribile risolutezza e invitta malia per un appropriato e decisivo rinnalzare sine ulla nora dalle fulgide orditure micanti di ben sviluppato abbrivio di Bognetti, prima che Fochesato e Galinari sospingano in scioltezza con ben orientato orzare ed effervescente e spumeggiante slancio il vigoroso inanellare poderoso che torreggia di propulsoria fortezza nel segno di un avvincente cerchiare dalla consona impetuosità tra spigliatezza ed energia per un vivace infondere che si arroggia intensivo in sguscianti e avventurosi colpi di coda e in guizzanti sortite ricche di generosa, ben profusa forza espansiva dall'espressiva espressività che si evolve in trainanti affondi di scattante scioltezza al fulmicotone dalle sbrigliate intensificazioni in velocità ricche di fervente pathos dalle brucianti accentuazioni di creativa intensività di De Fabritiis e soprattutto all'incalzante vivificare dall'involvente dai e vai dalle avvincenti, vivaci cavalcate scalpitanti di reoforica energia per un avvincente afforzare e fortificare speedy di Fochesato e Galinari rispondono Bognetti con la sua duttile e limpidissima spigliatezza che cresce via via in velocità per guizzanti scatti di rapida agevolezza per un subitaneo sfrecciar fulgente di sagittale aire dal magico nitore di rilucenti, clarite chiarie di coinvolgente dinamismo dalla tosta risolutezza dall'involvente e ben sviluppato slancio dall'emozionale sbrigliarsi in immediate orditure dalla luminosa e sapiente scioltezza in continuità dall'eburnea e fluidale, appropriata e vivante scorrevolezza per scattanti prospettive di dinamica agevolezza dalle determinanti accelerazioni a sbocco continuo dalle subitanee, apollinee, arrembanti ricognizioni fast dall'inesauribile, travalicante, tempestiva azione motrice e De Fabritiis con il suo balioso cerchiare prorompente e in scioltezza dal perentorio infondere che si arrocca in sguscianti mulinelli di tosta risolutezza e che si libra con invitta vibratezza per avvolventi spirali in velocità di intensa scioltezza propulsiva dallo spumeggiante, effervescente roteare florido, esuberante dalla autorevole energia espansiva dalla incontenibile forza motrice tra impulso, rapidità, armoniosità dallo strenuo, leonino evolversi ipso facto dal vivido grillare di radiosa carica dal debordante sbancar profligante in un vitale rosseggiar di avvincenti cerchie di fervido dinamismo.


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Dalla Bona - MUSICAJAZZ


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João Martins - Jazz.pt #39 Nov 2011

A proposta de Oprachina, um projecto de jazz italiano que se internacionalizou através da distribuição na Internet (o seu primeiro álbum, de 2007, foi o mais popular de Itália na plataforma Jamendo em 2009), alterna entre temas jazzísticos com estruturas convencionais e intervenções mais livres, complexas, angulares e "quebradas" (o que explica o nome da banda, "obra torta"). Algo de estranho nestes Oprachina é o facto de o grupo soar algo dessincronizado, mesmo nas estruturas mais certinhas, não sendo claro se esse equilíbrio reflecte uma opção interpretativa por parte da secção rítmica e specialmente do baterista, que tem uma forma muito peculiar e nervosa de tocar. Tematicamente, há algumas redundâncias e a estruturação do disco não parece muito planeada, mas em vários momentos as capacidades individuais dos solistas Errico De Fabritiis e Massimo Bognetti criam dinâmicas interessantes sobre a instabilidade pulsativa e, mesmo depois de várias audições, é difícil desmontar com segurança a dupla Fochesato / Galinari. Se os temas assinados por Fabritiis parecem privilegiar campos enérgicos, mas harmonicamente neutros, para a improvisação, nos quais os desfasamentos rítmicos ajudam a garantir a tensão, em alguns dos temas de Bognetti, convencionais na abordagem, fica a dúvida se um maior rigor não serviria melhor o ensemble.


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Vittorio Lo Conte - Music Zoom

Ormai la Slam Productions di George Haslam ha scoperto la scena nazionale che si dedica ad una genere di jazz piuttosto moderno ed avanzato. Con poche ma mirate produzioni il produttore e sassofonista inglese ci dà un quadro di quello che succede nella penisola fra musicisti che hanno idee che vanno al di là del mainstream. Gli Oprachina, gruppo romano, hanno avuto l´idea di rendere il loro album The Jazz Farm disponibile liberamente sul web incontrando con sorpresa l´interesse del pubblico. Eccoli ora al classico supporto digitale, CD, sempre con i loro ritmi spigliati e le loro invenzioni. I quattro – Enrico De Fabritiis sax tenore, Massimo Bognetti chitarre, Fabio Fochesato basso elettrico e contrabbasso e Adriano Galinari batteria – hanno il pregio di fare una musica spigliata e varia, in cui c´è la chitarra acustica, ad esempio “Spezia” che apre il disco, oppure il free di “Sixa”, oppure la chitarra semiacustica di “Nuova Oprachina”. Poi c´è il basso elettrico ed il contrabbasso che continuamente cambiano l´approccio ai brani, quasi l´anima acustica e quella più fusion/free del gruppo. E poi il lato romantico di “Maria” (un duo di basso elettrico e chitarra), quello più misterioso di “Grigioscuro” (ancora un duo, questa volta di contrabbasso suonato con archetto e sassofono tenore) ed il finale “My Waltz”, che farebbe rabbrividire i ballerini di una scuola di valzer e che al contrario si fa apprezzare dagli ascoltatori per l´originalità ed il basso elettrico “impazzito”. Un simpatico disco cui si augura il successo del disco precendente, disponibile solo in versione “liquida”.


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Andrea Valiante - Intervista agli Oprachina

La formazione romana, reduce dall’ultimo album “Opra China”, si racconta a Roma In Jazz

Innanzitutto, il nome: “Opra China” è un termine che inizia ad essere utilizzato dai primi del novecento, presente in particolare tra i famosi versi dell’inno “Internazionale”. Come nasce quest’idea e che significato vi attribuite?

Opra come “opera”, lavoro; China come “prono”, chinato, prostrato, lavoro alienante. Per noi e la nostra musica rappresenta il rispetto, la deferenza, “china” verso l’opra intesa come “opera”,  melodramma, i grandi compositori italiani del passato. Considerando poi il nostro tempo, per noi è la fatica e la difficoltà nel proporsi. I nostri contenuti vogliono esprimere la ricerca di una scrittura originale ed una dimensione libera, e nel contempo strutturata, dell’improvvisazione.

Il vostro ultimo progetto (“Oprachina”) è un lavoro incentrato sull’idea di “organico”, su di una collaborazione olistica tra le parti. Come avete organizzato il lavoro d’insieme?

Collaboriamo insieme da diversi anni. Molte parti scritte le pensiamo e studiamo singolarmente, poi l’insieme fa il resto. La scrittura viene letta, interpretata e partecipata. Questo ci permette di avere ognuno degli spazi di movimento all'interno del contrappunto.  E’ una capacità che vogliamo raggiungere non solo nelle improvvisazioni ma anche nello specifico della scrittura. Attraverso l'esperienza e la conoscenza reciproca cerchiamo sempre “l’oltre” a quello che abbiamo già eseguito. I nostri brani anche a distanza di poco tempo hanno sempre qualcosa in più, esecuzione dopo esecuzione. Consideriamo Il territorio dell’improvvisazione infinito, sia che il tutto avvenga in un piccolo club o in un teatro, all’aperto, in una città o nel verde di una campagna.

Tra il primo album “The Jazz Farm “ ed “Oprachina” si evincono importanti evoluzioni di linguaggio e di modelli descrittivi.

Il tempo che intercorre tra “The Jazz Farm” e l'ultimo “Opra China” non è poco, considerando che  la maggior parte dei brani del primo furono registrati diversi anni prima della data di uscita, il 2007. In breve, dopo aver ottenuto solo una sequenza di rifiuti e “no comment”, decidemmo di pubblicarlo sotto licenza Creative Commons sul portale Jamendo. Scarico libero e legale, con l'interesse suscitato un po' in tutto il mondo. La sua storia successiva è molto simile a quella del brutto anatroccolo. In tutti questi anni, malgrado la crisi e la cronica fatica nel proporre le nostre cose, siamo sempre rimasti tutti in contatto. Ognuno di noi ha un proprio percorso; la nostra esperienza e capacità è comunque cresciuta, e proprio questo rimanere sempre in contatto ha permesso l'evoluzione di un discorso cominciato anni prima e affrontato nel secondo lavoro prodotto dalla Slam. Certo, oggi ognuno di noi non suona più come ai tempi di “Jazz Farm”. Penso che non avendo avuto occasioni di riproporlo al tempo suo, questo tempo sia rimasto al momento dell'esecuzione, della registrazione.

Si riscontrano diversi generi nelle vostre composizioni: dal free all’hard bop, con tracce non troppo velate di fusion. Pensavate a tutto questo quando avete pentagrammato l’album?

Al free, all'hard bop e alla fusion descritti aggiungerei anche molta musica classica non solo per gli arpeggi di chitarra o l'uso del contrabbasso con l'arco, il “canone” Spezia, l'orchestra travestita da quartetto nel tema de “Le Cose non Sempre...”, solo per citare i primi due brani, pensiamo diano un'idea di progettazione non riconducibile ad un modello di stile o genere. Vengono alla mente nomi come Frank Zappa, Soft Machine, Weather Report, King Crimson, Area, Perigeo e tanti che sulla scia di Miles Davis, o di altri, hanno superato quel confine che è differenza e distanza tra l'ascoltare e il capire, dipingendo un mondo dove le strutture musicali possano essere “liberate” per costruirne di nuove. La storia ci racconta che questo ogni tanto accade: la scuola napoletana, Bartok, Ravel, proprio il jazz, il blues, le loro origini e la loro successiva evoluzione sono forse gli esempi più importanti e vicini a noi, e poi il rock, le musiche “popolari”, l'invenzione dei media, l'era digitale, tutto diventa più veloce; oggi abbiamo la possibilità di conoscere tante cose, bisogna ogni tanto “spegnere” tutto e riflettere un po' di più... Questo è il nostro percorso, la nostra vita, non rinunciamo a nulla che abbia contribuito alla nostra formazione, non possiamo appartenere ad un singolo stile proprio perché la nostra musica è sintesi di varie esperienze. Strutturata, estemporanea, è comunque, sempre, un serrato, continuo confronto con il silenzio, l’attenzione e il rumore.


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